
Clara Pedrelli
RIFLESSIONI SU:
· Carcerazione preventiva
· Permessi premio
· Pene per reati gravi contro la persona
Il problema della giustizia, è uno dei temi più annosi e trattati del momento.
E’ ampiamente dibattuto ovunque, tavole rotonde, convegni, talk show, con addetti ai lavori e non, per concludersi in discorsi logorroici, teorici e nient’altro.
Al momento sussistono processi iperlenti, 3 gradi di giudizio che aggravano solo il problema.
“LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” non è che uno slogan e corrisponde poco alla verità.
La carcerazione preventiva, perlopiù, rappresenta la demolizione psicofisica di chi la subisce, molto spesso senza prove consistenti.
Ci sono casi in cui le indagini preliminari sono superficiali, costruite su teoremi personali e/o personalizzati dal procuratore (vedi caso Cuva), i malcapitati si vedono così privati della libertà, in attesa di giudizio che non si sa ne quando ne come.
La presunzione d'innocenza è una mera illusione.
Ritengo pertanto che la carcerazione preventiva dovrebbe essere riservata unicamente a chi compie reati gravi o contro la persona.
Abbiamo il problema enorme dei pentiti, vedi il caso Siino che negli ultimi interrogatori ha alzato il tiro e sta infamando a 360° tutti i comparti della giustizia, Procuratori, Magistrati, alti funzionari delle Forze dell’Ordine, e chi più ne ha più ne metta.
Abbiamo pentiti capricciosi, vedi Pennino, che vuole assolutamente acquistare una “FERRARI”, dice con i suoi soldi , ma mi risulta percepisca una pensione più che cospicua dallo Stato. Parte della pensione è per invalidità totale al lavoro, cosa che gli ispettori sanitari non hanno mai potuto verificare in quanto il Pennino non si è mai presentato alle visite di controllo. Inoltre, cosa veramente aberrante, lo Stato si è dato un gran daffare per trovare un prestanome cui intestare la macchina, in quanto Pennino è sotto programma di protezione.
Questi non sono che due minimi esempi, altri 100 o 1000 se ne potrebbero fare.
Troppi privilegi per i pentiti e i loro famigliari, estesi fino all’ultimo grado di parentela possibile. Niente o quasi per le famiglie delle vittime di mafia, anzi, lo Stato permette che si infanghi la memoria di coloro che hanno lavorato, investigato, combattuto e smascherato mafiosi travestiti da persone oneste.
La mafia rappresenta un’organizzazione che ci ha reso tristemente famosi nel mondo.
Altro capitolo importante riguarda i permessi premio per condannati i quali mantenendo una condotta regolare, manifestando costante senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale, vengono appunto premiati e licenziati per periodi più o meno brevi.
Questo ha portato al sequestro Soffiantini, in quanto due detenuti in licenza premio non sono più rientrati in carcere e hanno potuto ripetere il reato che ivi li aveva condotti e per cui avrebbero dovuto scontare pene di 30 anni.
Loro sono liberi, il Sig. Soffiantini è tuttora nelle loro mani e non sappiamo in quali condizioni.
Presa visione dell’art. 9 della Legge GOZZINI sulla concessione di permessi premio viene da pensare che l’applicazione che se ne fa sia questa:
- carcere tenero per i duri
- carcere duro per i teneri.
Ruolo importantissimo in materia di carceri è riservato ai servizi sociali che, con i loro assistenti sociali penitenziari in collaborazione con gli operatori sociali del territorio, decidono chi può usufruire e chi no, di questi permessi.
E’ cronaca di questi giorni che la Sig.ra Cristiana Cioppi di soli 53 anni di Pontedera è stata uccisa a coltellate da un killer, età 40 anni, noto alle Forze dell’Ordine, con precedenti penali da far rabbrividire, già rinchiuso più volte in manicomio criminale, e più volte liberato per buona condotta, e sempre ricondottovi per reiterazione del reato.
E’ ovvio quindi che questa persona è malata, è uno psicopatico che va tenuto nel manicomio criminale e nulla per Lui è più possibile fare se non evitargli di commettere ulteriori omicidi.
La colpa di questo assassinio non è di colui che l’ha commesso, ma di chi ha permesso che ciò potesse avvenire.
Per i reati gravi contro la persona ci vogliono condanne definitive.
Il fenomeno pedofilia, sotto gli occhi di tutti in questi giorni, ci fornisce dati spaventosi.
SIMONE ALLEGRETTI, LORENZO PAOLUCCI, LUCA AMORESE, VALENTINA PALADINI, SILVESTRO DELLE CAVE, sono nomi di bambini indifesi che sono morti per mano di inqualificabili persone.
Davanti a crimini così efferati, dove gli aguzzini sono rei confessi, davanti a casi certi senza alcuna ombra di dubbio, bisogna avere il coraggio di parlare di pena di morte.
Gli Avvocati della difesa si appellano sempre all'incapacità di intendere e di volere nel momento in cui si perpetrava il delitto.
E’ una difesa troppo superficiale, offende le vittime e le loro famiglie che meritano più rispetto nel loro dolore, e da parte dello Stato più tutela.
La pena di morte è stata abolita dal codice ZANARDELLI nel 1889, per poi essere ripristinata dal fascismo nel 1926 per delitti politici, estesasi nel 1930 a delitti gravi comuni.
Nel 1948 è stata nuovamente abolita dalla Nuova Costituzione, ritengo sia giunto il momento di rimetterla in discussione.
Grazie.
