
Clara Pedrelli
Borsa Finanza Subprime Crisi- Percezione nella gente comune
Da giorni e giorni non si parla d’altro, tutti attenti a vedere come va la Borsa, i tassi, cosa succede a Wall Street, come si comporterà la Fed, quali ripercussioni ci saranno da parte della Bce ecc. ecc. Molti di noi, io per prima, ascolto e mi immagino un futuro terribile, mi viene in mente quel signore che pochi giorni fa ha inscenato il finto rapimento di se stesso, pensando, in questo modo, di risolvere un problema finanziario. Io credo che ci sia una sproporzione fra le notizie, sicuramente da prendere sul serio, e la percezione che ha la gente. L’ansia che piomba su chi di finanza ne mastica poca e si limita a rimanere sulla superficie della conoscenza di questa affascinante branca, che è sempre stata arte di pochi. Noi viviamo in un’epoca dove conta di più l’apparire che ne l’essere, dove si cerca il guadagno facile, dove i furbi la fanno franca, dove i comportamenti più disdicevoli, sono in qualche modo tollerati e a volte perfino emulati. In quest’ottica si inserisce anche il discorso finanza. Sembra facile fare soldi senza lavorare, vendendo magari aria fritta, basandosi su ricerche di mercato per capire i bisogni materiali dei consumatori e fare in modo che anche questi, con crediti al consumo, si possano mettere al pari degli altri, senza dover rinunciare allo status del momento. Bene, si sa che i nodi vengono al pettine.
Chi fa operazioni in borsa sa che c’è sempre uno che guadagna e uno che perde, chi affida il suo futuro a investimenti ad alto rischio sa che può guadagnare tanto, come rimanere a secco subito, qualche anno fa ci fu il dissesto della borsa con i titoli tecnologici, che partirono a razzo dando rendimenti fantastici, ma che un bel giorno cedettero il passo e qualcuno di ritrovò con un pugno di mosche in mano. E’ come andare al casinò, una volta vinci, una volta perdi, se però ti ammali di questo e continui a giocare per vincere sempre, è il momento in cui sicuramente perderai tutto, casa, lavoro, moglie (se ce l’hai) dignità, stima, ecc. ecc.
Per contrastare le crisi finanziarie, bisogna aumentare i livelli produttivi, lavorare di più per poter onorare gli impegni assunti, presi magari con un po’ di leggerezza, ma tantè a volte ci si fa prendere la mano.
A questo punto entrano in gioco tutte le componenti della società civile (tutti, anche i bambini devono sapere cosa sono i sacrifici), le istituzioni (dalla più piccola fino ai ministeri), le banche (dalla più piccola fino alla Banca d’Italia),i sindacati (dal più piccolo al più grande) ci si ferma un attimo e si pensa come fare a rimettere apposto il tutto creando le condizioni migliori per riuscire a superare l’empasse che si è venuto a creare grazie alla complicità del credito con la domanda, senza frenesie, o scene schizofreniche, senza creare panico e allarme fra la gente comune. Il poter pensare che a tutto c’è rimedio e quasi come aver già superato per metà il problema.
Il mio parere su CHI COME COSA fare per superare questo momento è che, partendo dal presupposto che l’economia e il PIL si leggono e si reggono sulle imprese, grandi medie o piccole che siano, ognuna fa la sua parte, più queste imprese sono in grado di produrre e più facilmente si riuscirà a recuperare e dare fiato dall’alto verso il basso e viceversa. Se invece permane la lotta di classe, a sfavore della collaborazione di classe, va a finire che muore Sansone e tutti i Filistei.
CHI deve essere attore in questa partita
Tutti, imprenditori, lavoratori, artigiani, professionisti, controllati, controllori, ministri, tutti propensi a non enfatizzare il problema ma a risolverlo in maniera efficace e il più possibile indolore
COME si deve fare a dare fiato all’economia
Dimezzando la burocrazia
Lasciando libertà e capacità d’impresa
Vigilando sul rispetto delle norme, senza preconcetti
Avendo rispetto di chi produce, sia esso dipendente o datore di lavoro
Fiducia e riconoscenza reciproca
Elasticità e flessibilità del lavoro con norme semplici e attuabili che trovino il favore di domanda e offerta, con trattative che non devono essere per forza e solo previste da contratti nazionali, ma anche estemporanee e non per questo fuori legge e passibili di sanzioni o chiusure di imprese (vedi legge del 3 agosto 2007). Avrei una domanda per chi ha redatto questa legge: “Perché si è concesso alle aziende una quota pari al 20% di personale non a libro paga?” A chi è utile questa norma? Io credo che se si vuole veramente sconfiggere il lavoro nero la quota dovrebbe essere pari allo 0% e introdurre invece la possibilità di far lavorare anche uno sconosciuto con la raccolta dei suoi dati personali come CF e Carta d’Identità e a fine lavoro una bella ricevuta dei compensi dati. Tutto molto semplice mi sembra. Se poi si trova qualcuno che non rispetta neanche questo, allora va benissimo che gli si sequestri l’azienda e anche i beni se volete. Imprenditori così non fanno il bene di nessuno.
COSA si deve fare perché tutto questo possa avvenire
Di tutto, e in fretta, perché questa paralisi è negativa per tutti, non c’è niente di peggio dell’incertezza e adesso ce ne troppa.
Potevo anche farla più corta…bisogna solo lavorare
